Matteo Renzi, urbanista visionario in Medio Oriente

Matteo Renzi è un uomo non solo brillante, ma anche intraprendente e poliedrico. Ne è testimonianza il fatto che, in un (momentaneo?) periodo di appannamento della propria carriera politica ha saputo velocemente reinventarsi conferenziere, consulente, finanche giornalista.

Molto recentemente sembra essersi spinto ancora più in là, ai margini dell’universo dell’urbanistica. Ne è testimonianza un suo articolo recentemente apparso su Arab News, una testata in lingua inglese vicina alla corona saudita. L’articolo è stato il pretesto per ravvivare le polemiche relative alla vicinanza tra Renzi e il principe ereditario Moḥammad bin Salmān (assurto agli onori della cronaca internazionale per le sue presunte connessioni con l’omicidio del giornalista Jamal Ahmad Khashoggi).

Pochi, però, si sono presi la briga di analizzare i contenuti dell’articolo – probabilmente perché altrimenti avrebbero dovuto riconoscere che, subitaneamente, la stella di Renzi ha preso a brillare pure nel firmamento del pensiero urbanistico.

Nel suo pezzo intitolato “AlUla può essere la città del futuro, così come del passato”, Renzi, infatti, si fa alfiere del visionario progetto di sviluppo della città di AlUla, del valore di circa 15 miliardi di dollari, promosso dal governo saudita.

AlUla è un antico sito archeologico nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, a più di 1000 chilometri da Riyadh – il primo del paese a entrare nella lista dei siti UNESCO Patrimonio dell’Umanità. Il governo saudita ha deciso di trasformare l’area, entro il 2035, in una delle principali mete turistiche del paese, in grado di accogliere 2 milioni di turisti all’anno. A tal fine ha avviato un mastodontico progetto di trasformazione intitolato pomposamente “The Journey Through Time Masterplan”.

È questo il progetto che Renzi analizza (qualcuno direbbe incensa) nel proprio articolo. Armato della stessa intrepidezza di cui ha già dato prova nella sua folgorante carriera politica, Matteo urbanista visionario propone dapprima un ardito paragone con il rilancio della città di Matera e, su questo sfondo, dipinge l’AlUla del futuro attraverso i concetti di sostenibilità economica e ambientale, sviluppo responsabile, inclusione delle comunità locali.

Qualche polveroso urbanista nostrano, probabilmente, storcerà il naso a queste parole e, sfogliando il sito governativo che racconta il progetto (documenti dettagliati non sono pubblicamente disponibili), scoprirà alcune quisquiglie sulla base delle quali denuncerà veementemente che si tratta di un progetto poco rispettoso della cultura materiale, dell’ambiente e della società locali, della sostenibilità ambientale.

Tra le minuzie che costui menzionerà ci saranno sicuramente: trasformazione dell’aeroporto locale in un hub internazionale da 400.000 passeggeri l’anno; decuplicazione della popolazione residente nel giro di un decennio; realizzazione di quasi 10.000 camere in strutture ricettive (prevalentemente alberghi di lusso); costruzione di 200 lotti residenziali “extra-lusso” immersi in campi da golf e piscine, di un centro commerciale di 14.000 mq di superficie, di una lavanderia in grado di trattare 40.000 chilogrammi di bucato (lenzuola, asciugamani, tovaglie) al giorno e di un palazzo entrato nel Guinness dei Primati in quanto edificio a specchio più grande del mondo, grazie alla propria facciata (a specchio) di 10.000 metri quadrati.

Il suddetto presuntuoso urbanista nostrano concluderà tuonando che, quello di AlUla, è solo l’ennesimo progetto elefantiaco tipico di molti paesi dell’area (e non solo). Dirà che la retorica della sostenibilità e dell’inclusività è solo una sottile patina illusoria con cui si colorano spazi commerciali, ricreativi e residenziali (a cui si alternano piscine e campi da golf costruiti in mezzo al deserto) destinati esclusivamente a turisti internazionali, uomini di affari e ricchi sauditi – tutti, naturalmente, realizzati da una manodopera immigrata che lavora in indegne condizioni di sfruttamento e sottomissione.

Sosterrà che, di conseguenza, quello di Renzi, più che un articolo, è uno sfacciato spot pubblicitario il cui scopo principale è quello di attrarre investitori internazionali e, al contempo, tessere le lodi del principe ereditario saudita. Ma, per fortuna, Renzi rottamerà pure quest’urbanista petulante, consacrando finalmente l’era –già aperta da svariate archistar nazionali e internazionali – di un’urbanistica spregiudicata in cui, senza pudore alcuno, si pontificheranno presunte verità urbanistiche basate solo sulle convenienze personali – purché, beninteso, esse siano in linea con i desiderata del finanziatore di turno.

[Pubblicato su Huffington Post, 03.05.2021]