Salvini ha ragione: le occupazioni sono una vergogna (sul resto, però, si sbaglia)

Qualche giorno fa il Ministero degli Interni ha emanato una circolare, indirizzata a tutti i prefetti, in cui si sollecita un’intensificazione delle iniziative contro le occupazioni abusive di immobili.

L’iniziativa è stata rivendicata con orgoglio dal ministro Salvini a fronte del fatto, che, a suo avviso,

“la proprietà privata è sacra e sono troppi gli italiani vittime di occupazioni da parte non di bisognosi, ma di furbi e violenti. Se affitti il tuo appartamento alla persona sbagliata che non ti paga, e magari torni ad averne bisogno per i tuoi figli, non puoi metterci due anni a tornare in casa tua!”.

Anche in questo caso – come in quello di molti provvedimenti di questo governo – attorno a un problema vero e rilevante è stata sapientemente costruita una narrazione pubblica distorta che è, nel migliore dei casi, colpevolmente disinformata – e, nel peggiore, volontariamente mistificatoria. Sono perciò utili alcuni puntualizzazioni.

Per prima cosa, è utile circoscrivere il fenomeno in questione: la circolare sembra riferirsi non tanto a sfratti per morosità di abitazioni private, quanto a situazioni più propriamente di occupazione, ossia a casi in cui una famiglia o un gruppo organizzato prendono possesso “con la forza” (per esempio, forzando la porta di ingresso) di un immobile di cui non sono proprietari. Si pensi, per esempio, al caso dei centri sociali.

A fronte di ciò, è innegabile che su un punto Salvini ha ragione: quello delle occupazioni illegali di immobili in Italia è un problema vero, non fosse altro che per le dimensioni. A oggi non esistono dati certi e affidabili, anche se l’impressione è quella di un fenomeno molto diffuso. Uno dei pochi dati a disposizione risale a una ricerca di un paio d’anni fa, da parte di Federcasa, che indicava in 48.000 il numero delle abitazioni occupate, con un trend di crescita negli ultimi anni (del 21% tra il 2004 e il 2013).

Su tutto il resto, però, Salvini si sbaglia. Con le proprie dichiarazioni, Salvini ha cercato di far intendere che, nella maggior parte dei casi, si tratta di occupazioni che colpiscono abitazioni private di “normali cittadini” – per esempio, un appartamento di una famiglia della classe media, che da lì ricava un piccolo reddito aggiuntivo, che viene occupato da un gruppo di persone violente il cui unico scopo è non pagare l’affitto.

E’ probabile che, in Italia, esistano anche alcuni casi del genere. Nella larga maggioranza dei casi, però, la situazione è di tutt’altro tipo. La maggior parte delle occupazioni riguarda infatti alloggi di edilizia pubblica. Le 48.000 abitazioni menzionate dal rapporto di Federcasa si riferiscono per l’appunto a case popolari (a essere occupato illegalmente è il 6,4% del patrimonio abitativo pubblico nazionale, con medie superiori in molte città del sud Italia). Vi sono anche diverse occupazioni  – sia a scopo abitativo, sia a scopo cultural-politico (i ‘famigerati’ centri sociali) – che riguardano edifici è privati; questi ultimi, però, sono usualmente edifici dismessi e, praticamente sempre, stabili di proprietà di gruppi immobiliari o banche, e non certamente di “normali cittadini”. E’ questo il caso della Torre Ligresti che è stata occupata qualche giorno fa dal collettivo “Aldo dice 26×1”, dopo lo sgombero dallo stabile (abbandonato) ex-Alitalia a Sesto San Giovanni.

Se c’è dunque un fenomeno rilevante e vergognoso è quella delle occupazioni di alloggi pubblici. Ma se ne conoscono le cause e le caratteristiche, nonché i soggetti che ne sono protagonisti, si capisce che a vergognarsi dovrebbero essere le istituzioni pubbliche di cui Salvini è un (esimio?) rappresentante.

Semplificando, si può dire che ci sono due tipi principali di occupazioni di alloggi pubblici.

La prima è costituita da occupazioni gestite da organizzazioni criminali – in città tanto del nord quanto del sud dell’Italia. Le cronache recenti ci hanno raccontato spesso, per esempio, delle occupazioni di case popolari gestite dal clan degli Spada a Ostia. Uno stato che non riesce a garantire la sicurezza degli edifici di sua proprietà, in cui costringe a vivere famiglie soggette ai ricatti della criminalità organizzata, è uno stato di cui ci si dovrebbe vergognare. E in tutto ciò Salvini, ministro dell’Interno, ha certamente qualche responsabilità.

La seconda è costituita da occupazioni gestite autonomamente (o con l’aiuto di qualche gruppo politico o sindacale) da individui e famiglie in stato di estrema necessità. E’ importante sottolineare come, in molti casi, tali famiglie hanno diritto a fruire di un alloggio pubblico; sono tuttavia in lista di attesa, aspettando di riceverne uno da anni (in alcuni casi da decenni).Così, non potendosi procurare un alloggio sul mercato privato e in assenza di istituzioni pubbliche che le assistano nel soddisfacimento dei loro bisogno fondamentali, scelgono la strada dell’occupazione. Si potrebbe sostenere che ciò non giustifica da sé l’occupazione e che non fa che aggravare la scarsità di alloggi pubblici, sottraendoli a chi è in cima alle liste di attesa. E anche che l’atteggiamento di questi occupanti è prevaricatore nei confronti degli altri potenziali beneficiari di alloggi pubblici in lista di attesa che, al contrario loro, si ostinano a seguire i canali formali di accesso all’edilizia pubblica. Simili ragionamenti perdono però pregnanza a fronte del fatto che questa guerra tra poveri è solo l’esito, ancora una volta, dei fallimenti delle istituzioni pubbliche nel fornire una risposta adeguata al disagio abitativo. Anche in questo caso uno stato che non riesce a soddisfare un bisogno primario come quello all’abitazione e tiene in lista di attesa famiglie per anni – e in alcuni casi anche per decenni – è uno stato di cui ci si dovrebbe vergognare. Secondo le stime di Federcasa sarebbero 650.000 le persone in lista di attesa per alloggio pubblico in Italia. Queste sono solo una piccola parte di tutte le famiglie (circa 1,7 milioni) che, livello nazionale, vivono una situazione di disagio abitativo, per le quali le istituzioni pubbliche non fanno praticamente nulla.

A fronte di tutto ciò, i governi negli ultimi anni non hanno messo in campo alcun significativo intervento strutturale. E di questi problemi non c’è traccia nemmeno nel programma del “governo del cambiamento”. Se non nella forma, per l’appunto, della condanna delle occupazioni abusive – coerentemente tradotta dalla recente circolare del Ministero dell’Interno.

[Pubblicato su Gli Stati Generali 11.09.2018]

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